Una scuola nelle situazioni di emergenza

I conflitti, le calamità naturali e altre situazioni di emergenza interrompono il percorso scolastico. Rispetto ai bambini di altri paesi, i bambini che vivono nei paesi colpiti dai conflitti sono due volte più soggetti ad abbandonare gli studi. Fra i bambini rifugiati il tasso di abbandonano della scuola è cinque volte più elevato.

Quali sono gli ostacoli?

Problema ritenuto non prioritario

Sebbene durante le situazioni d’emergenza uno dei primi servizi richiesti dalle famiglie sia la possibilità di far proseguire gli studi ai propri figli, questa richiesta non è stata considerata come prioritaria dagli interventi umanitari. Nel 2016 solo il 2.7% degli aiuti umanitari sono stati assegnati all’istruzione, generando un deficit di finanziamento pari a 8,5 miliardi di dollari.

Scuole danneggiate o distrutte

Durante i conflitti o a causa di calamità naturali le scuole possono subire dei danni o venire completamente distrutte lasciando i bambini senza aule scolastiche. E spesso, quando le strutture rimangono intatte, gli edifici scolastici vengono adibiti a centri di primo soccorso o di accoglienza.

Attestati scolastici non riconosciuti

Spesso ai bambini e ai giovani costretti ad abbandonare il proprio paese, la nazione che li accoglie non riconosce gli studi completati o in via di completamento, costringendoli a ripetere quanto già fatto. Questo rallenta la loro istruzione o scoraggia la conclusione del ciclo scolastico.

Sicurezza

La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro, ma durante i conflitti i bambini rischiano di subire atti di violenza sia durante il tragitto casa/scuola sia tra le mura degli istituti scolastici. Tra il 2013 e il 2017 ci sono stati denunciati circa 13.000 atti di violenza perpetrati all’interno degli istituti scolastici e 21.000 sono gli studenti e gli educatori che ne sono rimasti vittime.

Nelle situazioni di emergenza i bambini che non frequentano la scuola sono più vulnerabili e spesso rimangono vittime del reclutamento militare, dello sfruttamento lavorativo, vengono ridotti in schiavitù o diventano preda dei trafficanti di esseri umani. Le bambine, in particolare, possono subire abusi sessuali o essere costrette a sposarsi sia durante sia dopo una calamità o un conflitto.

PERCHÉ NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA LA SCUOLA È IMPORTANTE

Resilienza

Nelle emergenze una buona educazione, fornendo le opportune basi cognitive e socio-emotive, può rafforzare la resilienza, consentendo di affrontare meglio le avversità.

Protezione

Investire nell’istruzione può impedire il reclutamento di bambini-soldato, i matrimoni in cui la sposa è una bambina, la tratta degli esseri umani. Le scuole possono offrire uno spazio sicuro per l’apprendimento ma anche per altri servizi salva-vita nell’ambito della salute, dell’alimentazione e del supporto psicosociale.

Riduce il rischio di conflitti

Investire nell’istruzione è uno dei modi migliori, per i paesi, di ridurre la povertà, incrementare la crescita economica e ridurre il rischio di conflitti. Un paese il cui tasso di scolarizzazione è più dell’87% vede diminuire il rischio di conflitti del 75%.

Contiene la fragilità

L’istruzione aiuta a contenere le conseguenze derivanti dalle calamità naturali e i cambiamenti climatici, grazie a una maggiore conoscenza dei fenomeni naturali, alla capacità di capire ed elaborare le informazioni e di percepire i rischi. Indirettamente migliora anche lo status socioeconomico e il capitale sociale.

I conflitti e le emergenze non sono certo condizioni ideali per la crescita di un bambino, ma le scuole possono comunque offrire un luogo sicuro per imparare ad affrontare i traumi vissuti. Per i bambini delocalizzati e rifugiati, in particolare, le scuole rappresentano un felice ritorno alla normalità e danno l’opportunità di giocare e di comunicare con altri bambini.