Chiedere aiuto è un gesto coraggioso. Un volontariato che riflette.

Il 27 ottobre – con la partecipazione di 60 volontari – abbiamo riflettuto insieme alla psicologa Valeria Natali sull’importanza della relazione che si instaura con i beneficiari delle attività.

L’impegno e la Mission di ADRA sono caratterizzati dal desiderio e dalla realizzazione di opportunità di aiuto per le fasce vulnerabili della popolazione.

Nella quasi totalità dei casi il volontario è l’attore protagonista di queste azioni. E’ sempre pronto a darsi da fare, a prestare aiuto, a cercare soluzioni a beneficio dei volti che incontra nella sua sede operativa.

L’aiuto è innanzitutto relazione

I nostri interventi di volontariato non possono prescindere da una buona comunicazione con gli utenti, per creare una relazione di valore.

Per potarlo fare è necessario fermarsi a riflettere sul vissuto delle nostre esperienze operative, cercando di individuare metodi e piccoli accorgimenti che possono dipingere di colori caldi e accoglienti le attività della nostra sede.

La dottoressa Natali ci ha guidati nella riflessione su:

– Cosa significa aiutare e quali sono le caratteristiche di chi aiuta;
– La comunicazione efficace e i suoi strumenti;
– La relazione empatica.

Abbiamo avuto la possibilità di vagliare questi argomenti confrontandoli con la concretezza degli incontri e delle relazioni che i volontari vivono.

Un aspetto molto importante della nostra riflessione si è basato sull’empatia nei confronti di chi chiede aiuto.

La richiesta di aiuto sembrerebbe nascere da una debolezza, da una carenza. Una fragilità che tende la mano per il soccorso. Eppure è un gesto per nulla facile. Riconoscere la debolezza di cui si è portatori richiede molta forza psicologica.

L’aiuto che fa davvero del bene spesso, è quello che fa cambiare strada, che ci fa vedere altro rispetto a quello a cui siamo abituati, ci permette di cogliere altre opportunità o soluzioni per la propria vita. Chiedere aiuto necessità di uno sguardo aperto, capace di ricevere.

Chiedere non è facile perché rende vulnerabili?

Quando chiedi stabilisci un contatto con le persone e questa è la vera essenza dell’umanità, continuare a cercare e creare occasioni di contatto, nonostante la situazione attuale pandemica ci abbia portati ad evitare il contatto fisico, dobbiamo comunque continuare a ricercare il contatto umano nelle sue varie forme, perché è la fonte principale della vita della comunità e dell’esistenza umana che vuole essere vissuta bene e per il bene.

Non ringrazieremo mai a sufficienza i volontari ADRA che hanno deciso di essere i portatori e gli agevolatori a piccole dosi di questo “bene di contatto” e ringraziamo anche la psicologa Valeria Natali per la sua passione per le attività di solidarietà.

Elisa Gravante

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