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Mi Chiamo Alice

Mi chiamo Alice

Mi chiamo Alice (nome inventato) e ho 10 anni. Ad agosto mi sono trasferita da New York in Toscana, in Italia, a causa del lavoro di mio padre. Mi mancano i miei amici di New York e qui è molto diverso, meno movimentato. Ma sono contenta di avere una casa molto più grande. Lo scorso Natale sono andata in Inghilterra a trovare i miei nonni, i miei zii e i miei cugini. Ecco una foto.

Il 29 gennaio 2020 l’Italia ha rilevato ed isolato il primo caso di Coronavirus; il giorno seguente, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi. Questo cosa ha significato per Alice?

Per le ultime quattro settimane non sono andata a scuola. Ho svolto la maggior parte delle lezioni sul mio iPad e ho partecipato ad alcune lezioni virtuali. La scuola inizia alle 8:30 e io devo accedere alla piattaforma online a quell’ora. Alcuni giorni finisce alle 15:30. Ma alcuni giorni gli insegnanti ci assegnano delle attività per il pomeriggio e io mi faccio aiutare dai miei genitori.
Non mi è mai piaciuta la scuola, ma adesso mi manca molto, specialmente i miei nuovi amici. Parliamo sui social, ma non è la stessa cosa di imparare con persone reali. Non mi piace dover vedere sempre i miei amici sullo schermo di un computer o non poter giocare con loro. Non si sa ancora quando si potrà tornare a scuola, ma io non vedo l’ora.
Una delle cose divertenti che sto facendo col mio iPad è la creazione di una mostra online sugli animali in via di estinzione. Sto identificando il problema e trovando una soluzione sostenibile, come usare meno plastica, riciclare di più.
Non mi piace la quarantena ma penso che sia una buona idea perché aiuta a bloccare la diffusione del virus. Possiamo uscire solo una volta al giorno per fare una brevissima camminata. C’è la polizia per le strade e devi portare con te un documento quando esci.
Solo una persona per famiglia può andare a comprare il cibo. I miei nonni vivono in Inghilterra e so che ci sono state molte persone che hanno comprato cibo alla rinfusa e ho visto scaffali vuoti nei supermercati al telegiornale. I miei genitori vanno nei negozi e non hanno problemi ad acquistare cibo perché ce n’è abbastanza.
Guardiamo spesso i notiziari e dicono ci sono tante persone che muoiono in Italia, il che è molto triste. Le notizie dicono che abbiamo il maggior numero di decessi in Europa*. Spero che il coronavirus si fermi presto in modo che non muoiano più persone, che io possa tornare a scuola e la vita possa tornare alla normalità.

Non capita spesso che i bambini dei paesi sviluppati non vadano a scuola, ma durante la crisi del COVID-19, questo si è verificato. Sostieni e firma anche tu la petizione di ADRA “Tutti i bambini del mondo a scuola”, Grazie! adraitalia.org/tuttiascuola

* Il 31 marzo al momento della pubblicazione originale il bilancio delle vittime in Italia era di 12.428; al 20 aprile il bilancio delle vittime è di 24.114.

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