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Soltanto Costruendo Ponti Si Può Mirare Alla Pace

Soltanto costruendo ponti si può mirare alla pace

Nei giorni scorsi abbiamo sentito tanto parlare di uomini in mare, di navi senza posti sicuri a cui attraccare, di porti chiusi. L’opinione pubblica si é divisa in due: una parte, che senza coscienza, respinge l’idea dello straniero; e l’altra, che tutti i giorni, combatte al fianco dei migranti per vedere realizzata un’integrazione difficile.

É la seconda parte che spesso si ritrova a fare i conti con porte sbattute in faccia, con gente che ha timore, con altre persone che ti giudicano se hai un’idea diversa, e perché no, positiva dell’immigrazione.

Ciò che importa non è se i porti sicuri saranno riaperti o meno, se accoglieremo altri cento o centomila immigrati. Ciò che importa è queste persone siano riconosciute come tali, che non siano solo un numero per far guerra con altri Stati. Ciò che conta è che con le persone che sono qui, in Italia, tutti abbiano la possibilità di intessere rapporti e relazioni. Soltanto costruendo ponti si può mirare alla pace.

Donatella Rondinara,

Collaboratrice dell’associazione Universo Integrato.

Segue il testo di una poesia scritta da Felix Adado, mediatore culturale e presidente dell’Associazione Universo Integrato con cui ADRA Italia partecipa insieme al programma di Addestramento alla pace, nelle scuole medie superiori.

Diversi come?
Giungo le mie mani
Con il volto rivolto nei cieli
Bruciato dalla speranza
Che lì ci possa essere un Dio
E magari non è
Ma mi fido di voi

Spazio
Stringo le palpebre
Con lo sguardo
Sprovvisto
Come un bimbo
Nella paura
Che qui
nel mio cuore
Ci possa mancare un Dio
E magari non è
Ma mi fido di voi
Spazio sia
Salgo sul treno sbagliato
Per la direzione giusta
E lotto contro me stesso
Per una discesa
Totalmente vietata
Da voi
O forse dalla sorte
Per la vostra
o magari
La mia salvezza
E penso che mi feriate
E infierite
E mi fido di me
Che c’è la farò
Ma non so come
Spazio ancora
Sento il vuoto
In fondo all’anima
E vago
Nella grave disperazione
Con te che mi guardi
Stupito
Basito
E dunque senza potersi muovere
Per aiutarmi
E allora capisco
Spazio
Consapevole
Che siamo simili
Niente spazio allora
Che mi abbatto
Nel sonnolente viaggio
Fra le vostre mani
Non so che mi farete
Ma avvio
Non so chi siete mai
E mi fido
E mi fido
Come una farfalla
Ancor prima di essere
Smetto di essere solo
Solo ora che siete arrivati
Togliendo gli spazzi
Per riempirli con noi
Di pelle altrui
Non è facile
E lo so
Dovremmo essere i cieli
Con il Dio
Nel nostro cuore.

Felix Adado

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